CLAUDIO FILIPPO MONACO, PREDATORE DI BAMBINI.
Premessa.
Non capisco come mai, o forse lo capisco molto bene, rispetto a quando la notizia uscì la prima volta, non c’è stata una uguale copertura mediatica anche sulla sentenza di condanna.
Andiamo però per gradi.
Questa è la storia di un pedofilo. L’ennesima che trovate in questo spazio.
Uguale alle altre per sofferenza arrecata ai bambini, ma aggravata, se possibile, da un fatto: il ruolo del predatore, fondatore di una comunità per il supporto a donne in difficoltà e le cui figlie ha avuto come vittime.
In pratica quello che doveva essere un centro che riabilitava, aiutava, ridava fiducia nei confronti di questa società era in realtà, grazie al suo operato, un luogo dove la fiducia, la serenità, il desiderio di vivere venivano nuovamente spezzati. Rotti, forse per sempre.
Il tutto esplose verso le fine di agosto del 2005 (vedasi al riguardo gli articoli apparsi in questo blog, cliccando sui tags qui a fianco).
Una donna ospite della comunità ravvisò nella sua bambina dei comportamenti “anomali” ed un malessere che purtroppo non fu difficile tradurre come sintomo derivante da quanto le stava accadendo.
Ben presto le bimbe che “uscirono allo scoperto furono tre”, due di 4 anni ed una di 10.
E raccontarono che il presidente onorario e fondatore della struttura che le accoglieva, Centro di accoglienza Elena Monaco affiliata alla Comunità Il Sentiero di Novate, frazione di Merate (Lecco), le portava nel proprio appartamento, sito sopra i locali della cooperativa sociale e con la scusa di offrire loro delle caramelle e le molestava.
Sembrava la più classica delle scene, le caramelle date dal “vecchio maniaco” alle bimbe indifese. Così classica da apparire quindi banale, peggio ancora, falsa.
D’altronde come credere a figlie di donne in difficoltà. Magari “disturbate” come le loro madri che da quelle madri sicuramente avevano imparato più di quanto un bimbo a quell’età non dovrebbe.
E poi figuriamoci, come è possibile che lui, Claudio Filippo Monaco, così stimato e noto nella comunità, tanto da aver ricevuto più di un prestigioso riconoscimento (tra cui l’Ambrogino d’oro), membro stimato di comunione e liberazione, potesse essere un predatore di bambini.
Suvvia, si faccia attenzione. Certo la pedofilia è un crimine che va combattuto ma smettiamola di credere ai bambini e di difenderli ad oltranza.
Le indagini iniziano. Delicate ma portate avanti professionalmente con una qualità oggi ancora rara, purtroppo, nel nostro paese, qualità arricchita dal colpo di scena, uno dei tanti peraltro accaduti, ma uno dei pochi che per ora sveliamo.
Claudio Filippo Monaco decide di confessare. Dopo che nel computer gli hanno trovato tantissime immagini (ed altro ancora….), dopo che le prove diventano qualcosa più di un sospetto, dopo che le voci sono rocce che nessun legale potrà scalfire, dopo che capisce di trovarsi con le spalle al muro e di non avere via d’uscita, decide di confessare chiedendo però in cambio una pena ridotta.
La Procura accetta ed il predatore durante i suoi dolorosi (per noi) racconti fa emergere altri due casi, altre due bambine di cui gli inquirenti non erano a conoscenza, portando a cinque il numero delle vittime.
Malgrado questo chi gli sta intorno continua a difenderlo strenuamente, prima fra tutti la figlia oggi, maguardaunpo’, responsabile della comunità.
Oggi, già oggi.
Oggi il predatore grazie al rito abbreviato è stato condannato a 6 anni e 4 mesi ed ha chiesto di essere curato.
Le bambine purtroppo stanno ancora male. Ci vorrà molto tempo prima che capiscano che questo mondo non è tutto così, che è sì popolato da orchi ma che, come spesso qui diciamo, restano una rumorosa puzzolente ma minoritaria realtà.
Insieme a Monaco sono state condannate per omessa denuncia la direttrice della comunità Agnese Signorili, il responsabile Luigi Campagner ed il presidente Carlo Arrisone. Tutte persone che telefonarono al sig. Monaco chiedendo se era vero quello che la polizia sosteneva ed a cui lui rispose dando una….conferma.
Persone che malgrado la conferma avuta dal soggetto, di pirsona pirsonalmente direbbe Catarella l’assistente di Montalbano, non hanno mai detto nulla agli inquirenti durante gli interrogatori!
Conclusione:
oggi, dopo la condanna, nascono alcune domande.
a) Perché la cooperativa è ancora operante nello stesso luogo? Perché, visto che non solo c’era un membro abusante ma altre persone erano a conoscenza del fatto e non hanno tutelato chi in realtà lì doveva solo essere accudito, non certo molestato? Lo chiediamo soprattutto al comune di Lecco che paga rette assai cospicue per lasciare lì gli ospiti.
b) È possibile che chi ha attribuito l’Ambrogino d’Oro, riconoscimento tra i più importanti, tra i numerosi ricevuti dal sig. Monaco, faccia un bel comunicato revocando tale premio? E magari attribuendolo alle vittime degli abusi. Sarebbe un gran bel segnale. Per la società civile.
…..continua, prossimamente.
claudio filippo monaco