QUANDO IL CIBO SEGNALA L’ABUSO.

Difficilmente un disturbo alimentare emerge in una famiglia con poco calore umano, paradossalmente succede il contrario con una sorta di logica ricattatoria.
Accade però, e con percentuali altissime, che una vittima di abusi sessuali sviluppi anche in età adulta disfunzioni alimentari.
Già il bambino lancia dei segnali, utilizzando il corpo ed il suo rapporto col cibo per denunciare quanto gli sta capitando e per richiedere aiuto. Un aiuto fondamentale quanto ancora troppo spesso assente.
Trovano collocazione in questo quadro i vomiti spontanei, il rifiuto del cibo o i frequenti attacchi di mal di pancia, spesso confusi per intolleranze alimentari o peggio ancora futili capricci, e che invece segnalano un disagio molto forte.
Rispetto a questo, l’intervento adulto è ancora più necessario. Per evitare non solo che l’abuso continui nel tempo ma che questi disagi medesimi, nel tempo tornino a riacutizzarsi.
Pietro, nome fittizio, oggi ha 30 anni e “una nuova vita” con una compagna al suo fianco. I tre anni passati in seminario e gli abusi sessuali subiti gli hanno lasciato quello che lui chiama “il mio peso difensivo”. L’obesità è diventata fin dall’età di 15 anni il suo modo per proteggersi, toccando anche i 130 kg di peso. “Creai una corazza, sperando che questo mi salvasse”.
Si stima che un adulto su due che manifesta problemi di anoressia, bulimia o obesità, abbia subito abusi sessuali da piccolo senza ricevere aiuto.










anoressia e abusi sessuali